Perfetti nell’unità: a margine dell’agape delle chiese CERBI-nord del 25 aprile 2024

Agape delle Chiese Evangeliche Riformate Battiste in Italia - Nord,  Bologna, 25 aprile 2024.

Ricòrdati dei giorni antichi,
considera gli anni delle età passate,
interroga tuo padre ed egli te lo farà conoscere,
i tuoi vecchi ed essi te lo diranno.
Quando l'Altissimo diede alle nazioni la loro eredità,
quando separò i figli degli uomini,
egli fissò i confini dei popoli,
tenendo conto del numero dei figli d'Israele.
Poiché la parte del SIGNORE è il suo popolo,
Giacobbe è la porzione della sua eredità.
Egli lo trovò in una terra deserta,
in una solitudine piena d'urli e di desolazione.
Egli lo circondò, ne prese cura,
lo custodì come la pupilla dei suoi occhi
(Deuteronomio 32,7-10)

Questo il testo d’apertura dell’Agape delle Chiese Evangeliche Riformate Battiste in Italia (CERBI), zona Nord, che si è tenuta giovedì 25 aprile 2024 a Bologna, presso il cinema Nosadella in via Via Lodovico Berti 2/7.

Fondata ormai 18 anni fa, la congregazione di chiese raggiunge “la maggiore età” e l’Agape del 25 aprile non ha perso nulla del suo valore. Contemporaneamente, a Pescara e in Sicilia le altre chiese della congregazione si sono trovate per il medesimo evento che, nel tempo, ha assunto portata nazionale.

La giornata a Bologna ha visto la partecipazione delle chiese di Cinisello Balsamo, Rovereto, Verona, Vicenza, Padova, Rimini, Formigine, Ferrara, Cesena, Ravenna e Bologna. Tre i temi essenziali che hanno segnato l’incontro e le rispettive testimonianze di tutte le chiese sull’anno appena concluso: la fedeltà di Dio, evocata tramite il riferimento alla Grande Storia di Dio che salva il Suo popolo e lo richiama costantemente all’autorità della Sua Parola, l’identità, per cui siamo uniti non tanto per la simpatia reciproca quanto, piuttosto, per le comuni convinzioni radicate nella Scrittura e riassunte dalla Confessione di fede battista del 1689, e l’unità, tema della predicazione del pastore Pietro Bolognesi dal testo di Luca 17,20-23.

Utilizzando questi tre profili come lenti tramite cui rileggere l’ultimo anno trascorso, ogni chiesa ha avuto la possibilità di condividere con le altre come il Signore l’abbia guidata, incoraggiata, esortata, ripresa e consolata. 

La fedeltà di Dio è stata riconosciuta da molte chiese tramite le predicazioni e gli studi biblici svolti durante l’anno (Ferrara, da Abacuc 1-2; Cinisello balsamo, da Lamentazioni 3,22-23; Formigine, dal Vangelo di Marco; chiese della Riviera Romagnola, da Matteo 6), o tramite il dono di un locale di culto (Verona, Padova), o tramite l’esortazione a proseguire nel cammino cominciato nonostante l’opposizione, la fatica, lo scoraggiamento e l’impegno a mantenere autentico il senso di “comunità” (Bologna, Ferrara, Rovereto, Trento). Altre chiese hanno fatto riferimento alla crescita numerica (Padova, Vicenza). 

Quanto all’identità, tutte le chiese hanno avuto modo di interrogarsi circa la propria: sia in riferimento a sé stessi, sia in riferimento all’esterno. Alcune hanno potuto approfondire la loro fisionomia tramite lo studio di “Parametri di evangelicità”, (Vicenza, Formigine), altre tramite lo studio di confessioni di fede battiste (Padova, chiese della Riviera Romagnola), ma sempre sottolineando il desiderio e la necessità d’esercitarsi nella vocazione confessante della chiesa, unendo quindi la crescita numerica a quella qualitativa dell’identità dei credenti. Altre chiese hanno invece fatto riferimento alla presenza sociale sul territorio, insieme allo sviluppo dell’impegno per l’evangelizzazione, o alla precisazione della propria identità sul piano civile (Trento, Rovereto, Ferrara, Formigine). Alcune chiese, da ultimo, hanno anche fatto riferimento alla dimensione multietnica dell’assemblea (Bologna, Cinisello Balsamo).

Quanto all’unità, più chiese hanno fatto riferimento allo studio della nuova raccolta di inni “Stupenda Grazia” (edito da Alfa & Omega) con lo scopo di poter confessare le medesime verità che ci uniscono anche nel canto e di poter, quindi, liberamente partecipare alla lode a prescindere che in una data domenica si sia o meno nella propria chiesa (Padova, Cinisello Balsamo). Ancora, si è fatto riferimento al ruolo della comunione tra le chiese, in particolare, il desiderio di partecipare all’Agape odierna e il bisogno delle reciproche intercessioni, e all’interazione con istituti evangelici come l’IFED di Padova (chiese della Riviera Romagnola, Vicenza).

Le diverse condivisioni sono state accompagnate da alcuni canti - tratti dalla nuova raccolta citata - che ogni chiesa ha preparato in vista dell’agape. 

Quest’ultima, pertanto, non è una ricorrenza passivamente subìta dalle chiese come fosse una mera tradizione più o meno gradita, bensì è un atteso momento d’autentica comunione, in cui la fedeltà di Dio nuovamente scoperta, la comune identità e l’unità che Dio stesso ha creato e mantiene tra i suoi figli rappresentano i pilastri d’un sogno comune nato nel 2006 e tutt’ora in corso. 

Un’attenzione speciale hanno ricevuto i bambini di tutte le chiese che, come principio generale della vita di chiesa, si desidera coinvolgere nelle attività affinché si sentano parte, per quanto possibile, delle attività svolte. Con dei fogli colorati secondo i colori dell’arcobaleno, i bambini sono stati invitati a pensare alla possibilità di essere diversi ma uniti – e uniti in modo ordinato, non confuso o senza contorni che delineino precisamente l’identità di ognuno. Lo stesso senso ha avuto un piccolo braccialetto regalato cui era stato legato una forma di puzzle.

Un momento di preghiera è stato condiviso, a distanza, con le altre chiese del CERBI che si erano trovate, contemporaneamente, a Pescara e in Sicilia.

Nel mezzo della giornata, al centro dell’attenzione, la predicazione della Parola di Dio. Il testo di Giovanni 17,20-23 ha esortato tutti i presenti, come singoli e come chiese, ad essere perfetti nell’unità…

1. …a somiglianza della Trinità (v. 21)

Così come Dio è uno e tre allo stesso tempo, senza che l’uno schiacci il molteplice e senza che il molteplice frammenti fino a non rendere più riconoscibile l’uno, così il testo esorta noi ad essere uniti nella diversità e diversi nell’unità. Rileggendo le diverse condivisioni alla luce di questa somiglianza con la Trinità, questa possibilità sembra già reale nella vita delle chiese. Pensandoci, i tre temi citati hanno permesso a tutte le chiese di condividere esperienze diverse ma alla stessa lunghezza d’onda. Ogni chiesa ha vissuto un anno diverso pensando alla fedeltà di Dio, elaborando la propria identità e vivendo l’unità, eppure questi tre temi - che riconosciamo tutti essere importanti - sono stati veramente presenti nonostante le differenze, dando l’idea della concretezza dell’opera dello Spirito Santo che ci unisce nonostante la distanza geografica e gli incontri comunque limitati. Questo dato ci consegna una profonda convinzione circa l’agape oggi celebrata: non facciamo delle cose per essere uniti, ma siccome siamo uniti possiamo fare delle cose insieme;

2. …a testimonianza dell’autenticità (v. 23)

Il secondo punto della predicazione ha messo l’accento sul ruolo testimoniale che ha l’unità: essa attesta l’autenticità dell’opera di Dio tramite Gesù Cristo (Giovanni 17,23). Vivere l’unità che Dio ha realizzato nel suo popolo, valorizzarla, crederla, impegnarsi per essa ha la funzione di attestare, autenticare quanto il Signore Gesù ha realizzato nella storia: la riconciliazione con Dio di tutte le cose. In questo senso, siamo stati esortati a riconoscere l’individualismo personale o l’isolazionismo ecclesiale come “frutto mortifero” della vita cristiana. C’è una storia di cui ogni credente fa parte e questa storia non è semplicemente quella personale, famigliare o ecclesiale, bensì è la Grande Storia (Salmo 106,2) di Dio che dalla Creazione in avanti vuole farsi un popolo che lo celebri e che viva per la Sua gloria. Dalla storia, dunque, ognuno riceve un’eredità consistente in quel che Dio ha voluto fare per e tramite il suo popolo nei secoli trascorsi. Siamo stati esortati a chiederci se siamo veramente capaci, come singoli e come chiese, di vivere appieno questo senso di continuità;

3. …a conferma dell’intensità (v. 23)

L’ultimo punto della predicazione ha toccato il nodo nevralgico dell’amore, esortando ciascuno a domandarsi quale sia la posizione assunta davanti alla verità contenuta nel versetto 23: Dio ama i credenti come ha amato Cristo. Non si tratta dunque d’un generico sentimento amoroso fatto di carinerie e tenerezze, ma va ben oltre consistendo, in fondo, in una “viva affezione per procurare il bene” – un impegno continuativo. Ogni credente ed ogni chiesa, pertanto, possono fare i conti con la propria storia ricercando l’onnipresente prossimità di Dio nelle vicissitudini della vita.

Al termine della giornata è stato bello essere tornati con la mente a quel lontano 25 aprile 2006 quando, nella stessa sala, uno sparuto numero di chiese (sei) rispose affermativamente alla domanda tratta da Numeri 13 “Chi vuole andare avanti?”. Oggi, contando ben undici chiese soltanto nel Nord-Italia (venticinque su tutto il territorio nazionale) abbiamo potuto rispondere di nuovo affermativamente. Vogliamo andare avanti verso la perfezione nell’unità: rinunciando al provincialismo, al qualunquismo, all’individualismo, al fatalismo e restando ancorati ai capisaldi dell’identità cristiana – i 5 sola della Riforma – unitamente all’eredità del battismo – chiese confessanti – affinché possiamo essere veramente uno come il Padre e il Figlio sono Uno.

Indietro
Indietro

Ascoltare il Dio della Parola: a margine del Laboratorio della predicazione 2024

Avanti
Avanti

La nostra chiesa durante l’emergenza Coronavirus